In memoria di Valerio Verbano

 

Quella maledetta giornata

Ricordi di Carla Verbano

 

Mio
marito ed io tornammo a casa, dopo essere stati dal medico, verso le
ore 12 e dopo pochi minuti sentimmo suonare il campanello. Andai alla
porta: “Chi è?” – domandai – “Siamo amici di Valerio” – mi rispose una
voce– “Non c’è, è a scuola” – dissi io – “Possiamo aspettarlo in casa?
Siamo stanchi. Lei ci conosce, siamo venuti altre volte”. Aprii, ma
appena appena il tempo di intravedere il viso di uno di loro che subito
si calò il passamontagna; gli altri due (erano tre in tutto) l’avevano
già. Il primo mi mise la mano sulla bocca per non farmi gridare e mi
girarono; mio marito mi chiamò e loro individuando da dove proveniva la
voce si diressero in camera da letto immobilizzandolo in due e
buttandoci entrambi sul letto. Contemporaneamente ci legarono e ci
tapparono la bocca con nastro adesivo per pacchi. Uno di loro rimase
sempre in camera con noi, gli altri due si precipitarono in camera di
Valerio a frugare nei cassetti e nell’armadio. Quello che stava in
camera con noi ci puntava ripetutamente la pistola davanti
minacciandoci ; diceva: “State buoni e non succederà niente, vogliamo
parlare con Valerio”. E per parlare con nostro figlio dovevano legarci
e imbavagliarci? Io e mio marito cominciammo a temere per Valerio e mi
auguravo che non venisse a casa, che avesse un piccolo incidente con la
vespa. Qualsiasi cosa purché non rientrasse. Ogni tanto entrava uno
degli altri due, parlottava con quello che era con noi poi se ne
andava; si chiamavano “fratello” fra di loro.

Verso le ore 14 sentimmo aprire la porta: Valerio era tornato!
Ci
fu una lotta, rumori forti. Valerio faceva karate e judo perciò sapeva
difendersi, ma di fronte a tre persone armate cosa poteva fare? Io
cercavo di scendere dal letto riuscendoci dopo vari tentativi; mentre
ero in terra sentimmo un colpo di pistola e dopo un attimo un altro
colpo, poi la voce di Valerio che chiamava “Mamma aiuto, aiuto mamma!”.
Mi sentii gelare il sangue mentre loro scappavano. Nel frattempo con il
mento ero riuscita ad aprire la porta e vidi Valerio di traverso sul
divano, il sangue che gli usciva dalla bocca… Valerio se ne stava
andando.

Arrivarono
i vicini di casa che ci slegarono; poi arrivò la polizia, quasi subito
perché una pattuglia era nel garage dove Valerio lasciava la vespa, e
l’avevano visto poco prima, ci dissero. Venne un funzionario della
Digos, il dr. Andreassi, che cominciò a farmi domande. Mio marito lo
accompagnarono al distretto di polizia. Ore interminabili, senza sapere
niente di mio figlio: come ho odiato quel giorno il funzionario che mi
teneva in casa senza poter correre da Valerio. Soltanto verso le ore 19
ci lasciarono andare in ospedale dove, appena arrivati, trovammo
Fabrizio, amico caro di Valerio e vicino di casa; lui era andato dietro
l’ambulanza da solo e arrivato in ospedale fu accerchiato dai compagni
e amici di Valerio: Fabrizio era di destra però era l’amico del cuore
di Valerio e non gli fecero niente. Era spaventato e terrorizzato per
la morte di Valerio.Non riuscimmo a vedere nostro figlio perché era già
stato chiuso. Volevamo donare gli organi, ma arrivammo troppo tardi.

Tornammo
a casa distrutti e trovammo ancora la polizia che ci informò che
l’inquilino che stava al piano sopra il nostro li aveva visti e aveva
fatto un identikit; li aveva visti anche giorni prima parlare con
Valerio davanti alla porta della sala giochi sotto casa. Questa notizia
ci diede una speranza, ma il giorno dopo l’inquilino ritrattò tutto: ci
telefonò dicendo che aveva un figlio e aveva paura per lui; dopo un
mese se ne andò via dal palazzo, è ovvio che venne minacciato. Si
trasferì in un bell’appartamento sulla Cassia, e lui non poteva certo
comprare una casa in quella zona, non possedeva tanti soldi, e poi era
in attesa che dessero a riscatto le nostre abitazioni: deducemmo che
gliela avessero regalata in cambio del suo silenzio.

 

In ricordo di Valerio e di tutte le vittime del fascismo.

Ora e sempre antifascisti

 

iniziative e info

 

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Giornata di solidarietà internazionale

Ieri si sono svolte mobilitazioni in tutto il globo in solidarietà ai compagni greci, indette nei giorni scorsi dal politecnico di Atene. Non spendiamo parole sulle motivazioni e su quello che sta accadendo in Grecia, vi lasciamo solo questo link per informarvi.

La giornata si è svolta in varie parti, nel nostro territorio ricordiamo solamente alcune zone che si sono aggiunte alle "piazze" già in mobilitazione come Perugia, ma anche a livello europeo come Amburgo, dove una manifestazione molto numerosa ha percorso le strade non fermandosi nemmeno di fronte alle forze dell’ordine che volevano impedire il corteo. Per una cronologia, ovviamente non esaustiva, delle iniziative di questi giorni potete cliccare qui.

In Grecia, dove ricordiamolo c’è una crisi economica che sta togliendo la possibilità di un futuro alle giovani generazioni, dove la classe politica sembra totalmente inerte di fronte a tutto ciò, dove molto probabilmente il governo alla fine cadrà per arrivare a nuove elezioni, ma senza una vera realtà politica a quella attuale, le posizioni sembra che si stiano delineando. Se il movimento non sembra dividersi sulle logica "violenza-non violenza", sul dividersi tra una parte buona e una cattiva, tra le giovani generazioni e gli anarchici che lanciano pietre e gli universitari che criticano,  a chi non te lo aspetti sembrano arrivare comunicati di solidarietà. Infatti un documento è partito dai soldati greci (soldati principalmente di leva, quindi obbligati al servizio militare e non volontari), affermando la loro volontà a non voler partecipare alla repressione delle proteste, anzi schierandosi al fianco dei manifestanti. Da parte sua, la politica istituzionale, anche quella che si definisce comunista, quella che dovrebbe essere in strada con i manifestanti, vedendo a giorni la possibilità di una bella poltrona in Parlamento, non rinuncia a mettere i propri bei distinguo nei confronti del movimento. Insomma un pò quello che si vede ultimamente troppo spesso nel nostro bel paese.

 

 

Altre foto qui

 

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In Grecia lo stato uccide

 
 
Alexandros Andreas Grigoropoulos era un anarchico di 15 anni. Il 6
dicembre, era un sabato sera, stava di fronte ad un bar con altri
compagni. La questura locale ha sostenuto che all’arrivo di una pattuglia
di polizia lui e gli altri compagni l’avrebbero assalita con bastoni e
pietre. Questa versione è stata subito smentita dai numerosi testimoni
presenti. Al passaggio dell’auto della polizia i compagni si sono limitati
a insultare gli agenti, che, poco dopo, sono tornati a piedi davanti al
bar. Uno di loro, Epaminodas Korkoneas, estratta la pistola, ha fatto
fuoco colpendo al cuore il giovane Alexandros Andreas. L’assassino in
divisa, spalleggiato dal collega Vasilis Saraliotis si è poi allontanato
lasciando a terra nel suo sangue un ragazzo di 15 anni.
Quella stessa notte e poi nei due giorni successivi in Grecia è scoppiata
la rivolta: nelle città principali come nei piccoli centri sono stati
assaliti e dati alle fiamme questure e commissariati, auto della polizia,
banche e centri commerciali. L’8 dicembre la polizia ha respinto a fatica
un assalto al parlamento. Cortei imponenti hanno attraversato il centro di
Atene e Salonicco: in più occasioni i manifestanti hanno attaccato la
polizia che ha reagito caricando e sparando lacrimogeni. Negli scontri
numerosi sono i feriti e gli arrestati. Tutte le università sono occupate
mentre il paese si prepara allo sciopero generale di mercoledì 10
dicembre.
Negli ultimi anni in Grecia la riforma delle pensioni e quella del mercato
del lavoro hanno determinato un impoverimento crescente e l’aumento della
precarietà. Le condizioni di sicurezza sul lavoro sono peggiorate in modo
drastico: il moltiplicarsi di incidenti sul lavoro ne è il segno più
evidente. Recentemente ai cantieri navali di Perama al porto del Pireo
sono morti 8 operai.
La crisi economica, le conseguenze devastanti delle selvagge politiche
liberiste del governo Karamanlis, il peggioramento delle condizioni di
vita dei lavoratori, l’erosione di ogni garanzia e tutela definiscono un
quadro in cui la lotta contro la repressione e la brutalità poliziesca si
salda con le lotte sociali in un cocktail che potrebbe diventare ancora
più esplosivo.
La nostra solidarietà ai compagni e alle compagne che stanno lottando
nelle strade greche per affermare la propria opposizione ad un ordine
fondato sullo sfruttamento e sulla repressione.
Lo Stato e il Capitale uccidono ogni giorno, in ogni dove. La rivolta
degli sfruttati e degli oppressi è la nostra rivolta.
 
Approfondimenti 123 4
 
 
 
 
 
Continuano gli scontri in Grecia per l’uccisione di un giovane di 15 anni da parte delle forze dell’ordine. Ad Atene duri scontrisono avvenuti anche oggi 12 dicembre davanti al Parlamento (1234) e nel carcere di Korydallos.Ci sono anche prove della connivenza tra l’estrema destra e le forze dell’ordine per reprimere le manifestazioni, un sintomo di una possibile svolta autoritaria come quella dei colonnelli?
 
Intanto manifestazioni, appeli di solidarietà, azioni di protesta avvengono nel nostro paese e in giro per il mondo:
 
Bologna (12345)
Torino (1234)
Roma (123)
Milano (1)
Brescia (1)
Genova (1)
Firenze (1)
Catania (1)
Catanzaro (1)
Ancona (1)
 
Francia – Bordeaux
Svizzera – Lugano
Russia – Mosca
 
 
Approfondimenti (12[intervista Radio Black Out])
 
Info aggiornate e approfondimenti qui
 
 
 
 
ALEXIS VIVE
 
 
 
 
 
 
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Riguardo Stampalternativa

 

 

Come lettor* siamo profondamente amareggiat* rispetto alla
decisione di M. Baraghini, editore di una delle case editrici più
interessanti del nostro paese, di partecipare alla serata del 10
Dicembre al centro sociale nazifascista Casa Pound. Non condividiamo
le motivazioni che lo stesso ha sparso in giro per "giustificare"
questa sua trovata ("Casa Pound, un interlocutore
credibile??!!).

In questi ultimi anni e per svariati motivi, abbiamo collaborato
con una casa editrice che ritenevamo essere una della poche degne, in
un panorama dei "bestsellers", "dei moccia", dei
libri scritti da calciatori illuminati.

Per quello che ci riguarda, riteniamo giusto appoggiare
l’iniziativa promossa qui e invitiamo chiunqu* abbia voglia di
sentirsi ancora un Libero Lettore di prendere una posizione a
riguardo.

Per saperne di più leggi qui

 

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Fedele, ma a chi?

 

Liberamente tratto da qui

 

 

 

 

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Arditi del Popolo: Dal nulla sorgemmo! – Venerdì 21 novembre 2008

 
 
 
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Amnistia per la polizia

 

Giovedì 13 novembre 2008 si è concluso l’ultimo dei tre grandi
processi di primo grado per gli eventi legati alle proteste contro il
G8 del luglio 2001 a Genova.
Il processo a 29 funzionari di polizia per l’irruzione alla scuola Diaz
che terminò con 93 persone arrestate illegalmente e 61 di queste ferite
gravemente si è concluso con una sentenza esemplare: sedici assoluzioni
e tredici condanne.
Il tribunale ha deciso di condannare solo gli operativi e di assolvere
a pieno titolo chi ha pianificato un’operazione vendicativa e meschina.
Di assolvere le menti che per giustificare una carneficina hanno deciso
di piazzare due bombe molotov recuperate nel pomeriggio tra gli oggetti
rinvenuti, di mentire circa l’accoltellamento di un agente, di coprirsi
l’uno con l’altro raccontando incredibili resistenze da parte degli
occupanti della scuola e saccheggiando il media center che vi si
trovava di fronte. La ciliegina sulla torta del presidente Barone e
delle sue due giudici a latere Maggio e Deloprete: alle vittime di
quella notte va qualche spicciolo, tanto perché nessuno si lamenti di
essere stato tagliato fuori da una immaginaria torta.

Alla lettura della sentenza nessuno di noi si è meravigliato. Non
siamo delusi, non siamo tristi, né pensiamo alcuno dovrebbe esserlo.
Siamo solo furiosi.

Non abbiamo mai creduto che la giustizia fosse veramente "uguale per
tutti", non abbiamo mai creduto che chi esercita il potere avrebbe
ammesso di essere giudicato, di essere messo in discussione.
Ma il dileggio con cui è stata confezionata questa sentenza parla da
sé: l’amnistia per la polizia è la seconda parte di quell’operazione
vendicativa e meschina che ha portato alla Diaz.
E’ il secondo tempo della vendetta per la frustrazione e il terrore che
lo Stato e i suoi apparati hanno provato in quei giorni di rivolta. Non
ce l’hanno mai perdonata e non ce la perdoneranno.
La sentenza che chiude questo ciclo di processi di primo grado dovrebbe
essere una lezione di storia, e forse grazie ad essa restituiremo la
dignità a una vicenda che ne ha avuta molto poca, perché molti oltre a
noi si accorgeranno di
qualcosa che è la base di quanto è successo a Genova in quei giorni.
Esiste una posizione per cui parteggiare: quella degli insofferenti,
quella dei subalterni, degli sfruttati, dei deboli, di coloro che
lottano per un mondo migliore e più equo.
Ed esiste un’altra posizione, quella di chi comanda ed esegue, di chi
tortura e vìola, dei forti con i deboli e dei deboli con i forti,
quella di chi esercita il potere e lo coltiva.

Nella vita bisogna scegliere. Noi lo abbiamo fatto, oliando
meccanismi di memoria che altrimenti avrebbero condannato all’oblìo una
pagina nera della storia italiana e internazionale. Noi lo facciamo
tutti i giorni. Non abbiamo rimorsi e non abbiamo rimpianti per quanto
è avvenuto.
Solo rabbia. E non siamo i soli.


Supportolegale

 

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I burattini del potere

 

 
 

 

Il 29 ottobre del 2008, a Piazza Navona, i servi neofascisti del potere di turno hanno cercato di strumentalizzare in senso violento l’onda studentesca che non spegne la sua voce. Piazza Navona è stato solo l’ultimo frangente di un’azione iniziativa fin dall’inizio della manifestazione, e anche dai giorni precedenti. Il dossier spiega come sono andati veramente i fatti, perchè si è arrivati alloscontro fisico a Piazza Navona, e cerca di gettare luce su fatti che lo Stato e la polizia hanno addebitato ai studenti dei collettivi.

 

Scarica il dossier

Scarica il video

 

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Sulla lotta studentesca

Questo autunno si prefissa come pieno
di proteste, di lotte, insomma un autunno caldo. Bè, fino ad
ora, il clima sembra essere mite, ma politicamente lo sarà?

Rimaniamo perplessi di fronte alle cose
che si leggono in questi giorni, movimento studentesco maggiormente
partecipato di quello del 68 e del 77; un movimento che durerà
a lungo e ha la possibilità di cambiare questa merdaccia di
Stato e cose di questo tono. Non per fare i disfattisti ma ci
troviamo abbastanza distanti da queste idee.

Non possiamo fare parallelismi con il
lungo periodo di lotta tra glia anni 60 e 70, ma riguardo alla
Pantera due cose si possono dire. Sicuramente questo movimento è
molto più forte e partecipato di quello di un decennio fa;
sicuramente è molto meno localizzato in alcune realtà
ben precise dell’Italia; sicuramente la forza mostrata alla
riapertura della scuola oggi è qualcosa di superiore al
passato. Ma ci sono anche affinità che in qualche modo fanno
pensare. Come nel 89 oggi il questo movimento è molto poco
politicizzato e ad oggi democratico. Per questo le dichiarazioni di
Cossiga fanno pensare seriamente a seri problemi psichici, ma dalla
nostra parte sono domande che fanno pensare. Sulla democraticità
della protesta ci troviamo in qualche modo concordi, visto anche il
fatto che forzare la mano vista la situazione politica, ma
soprattutto sociale e culturale, sarebbe veramente una catastrofe che
farebbe precipitare tutto nella logica del manganello. Ma riguardo
all’assenza di basi realmente politiche abbiamo molte paure.

La
Pantera si accese in pochissimi giorni, ma purtroppo altrettanto
rapidamente si spense dopo pochi mesi, lasciando tutto immutato.
Realtà realmente politicizzate stanno sicuramente partecipando
a questo movimento, ma sono una strettissima minoranza, e ci sarà
da lottare duramente per dare una possibilità sul lungo
termine alla lotta: uscire dalla semplice riforma e pensare un po a
cambiare la società. Intendiamoci vista la situazione le
scuole si stanno dimostrando una realtà tutt’altro che
insignificante, ma se pensiamo sempre al pesce piccolo piccolo non
avremo nemmeno quello.

Si parla di questa unione tra docenti,
precari, studenti. Be’ noi proprio questo aspetto lo prenderemmo con
le molle (ardenti). Già nel 2005 c’era stato qualcosa di
simile, ma poi gli insegnanti hanno saputo scegliere la parte dove
stare, e purtroppo non era quella degli studenti. Sia chiaro, sta
bene sfruttare ora l’appoggio mediatico che possono dare professori
incazzati, ma ricordiamoci sempre che la nostra scuola non è
molto spesso quella che vogliono i professori.

In passato si parlava di unione tra
studenti e operai, e tranne in rari casi è sempre stato uno
scoglio insormontabile. Ma oggi ci chiediamo dove stanno gli operai,
e in generale diciamo la classe lavoratrice e i precari? Pochi mesi
fa i sindacati hanno tolto la possibilità di una pensione con
la riforma, negando perfino quello che era uscito dai luoghi di
lavoro. Quale è stata la reazione? Be’ praticamente nulla.
L’Alitalia manda tutti a casa, creando una società fantasma di
cui non si sa praticamente nulla, ma soprattutto non si sa quanto
riuscirà ad arrancare prima del prossimo crack. Senza
considerare il precariato, diventato la prassi di un attività
lavorativa e ormai stabilizzato come nuova realtà sociale. La
manifestazione del 17 ha dimostrato che è possibile uscire
dalla logica del trittico di primi (Cgil, Cisl, Uil) con annesso
sorbetto (Ugl) ma queste fiammate quando si riuscirà a
concretizzarle in un fuoco duraturo?

Ma c’è anche un’altra nostra
impressione che speriamo sia un errore. Ci sembra ci sia un
sostanziale distacco tra i studenti e quel po’ di movimento che a
stento cerca di resistere. Un distacco che taciuto, ma fa seriamente
pensare. Di fronte ad un attacco di fronte alla scuola a 360 gradi
non si riesce a creare un fronte compatto e eterogeneo che stravolgi
il bel paese? Proprio a tal proposito il 30 ci dovrebbe essere
l’exploit decisivo di questa protesta. Perché non lanciare una
manifestazione nazionale, invitando tutti a Roma a far capire ai
politicanti che se tirano troppo la corda alla fine si spezzerà.
Che la lotta può diventare movimento e avere la capacità
di proporre una realtà altra al liberismo (statalizzato?) che
ci propinano queste onorevoli persone.


Raga’ siamo bravi e lo abbiamo
dimostrato, ma vediamo al di la della semplice riforma e prendiamo in
mano le redini di questa società. Se non richiediamo noi
l’impossibile di certo non ce lo regala nessuno.

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Mezzo milione in piazza senza i sindacati/istituzione!

 

Grande corteo a Roma. Sindacalismo di base e società civile



"E’ solo l’inizio della protesta"

 

 

ROMA – "Non pagheremo noi la vostra crisi". Il copyright è degli
universitari ma lo slogan rimbalza di spezzone in spezzone nel
corpaccione del grande corteo in difesa dell’istruzione pubblica che ha
attraversato la città sotto una pioggia scrosciante. Un corteo di
studenti medi e universitari in primo luogo, e poi di professori,
maestri, lavoratori della scuola e genitori. Società civile, insomma,
della quale i Cobas e il sindacalismo di base hanno intercettato
l’urgenza di voler esprimere il proprio no a quella che tutti chiamano
"la distruzione della scuola pubblica". Fuori la politica ufficiale,
fuori i partiti a parte qualche striscione di Rifondazione però
estraneo al centro della protesta. Il corteo dei cinquecentomila, si
capisce subito, non è nato nelle loro sedi, ma nelle scuole elementari,
nelle case dei promotori dei mille comitati genitori che stanno
nascendo in tutta la penisola, nelle facoltà occupate.

Che sarebbe stata una manifestazione imponente lo si era capito dalla
prima mattina, nello stupore generale a partire dagli organizzatori.
Alle 9,30 piazza Esedra era già piena. E la cifra comune un po’ a
tutti, tranne ai tanti bambini delle elementari felici per questa
giornata in cui possono fare confusione con l’approvazione di maestre e
genitori, è la preoccupazione. Quella delle maestre in ambasce per il
posto di lavoro che girano con cartelli fatti in casa con su scritto
"taglia, taglia, il bambino raglia" o che,m orgogliosamente rivendicano
"sono già un maestro unico". I genitori, preoccupati anche loro, perché
già si vedono con i piccoli a casa ad ora di pranzo e costretti a
rivedere tutta l’organizzazione familiare si sono presentati con delle
magliette verdi con su scritto "il futuro dei bambini non fa rima con
Gelmini". I ragazzi dei licei la loro preoccupazione la esprimono in
modo diretto: "Preokkupati per il futuro", scrivono quelli della Rete
degli studenti che danno anche un consiglio alla ministra "i tagli te
li fai ai capelli". I precari della scuola, veramente in tanti, che
temono di aver buttato anni ed anni. Gli universitari che portano in
piazza il loro incubo: la precarietà del futuro. Non a caso il loro
striscione è firmato "studenti precari" e in tanti girano con un
cartello scritto in inglese: "Sono uno studente italiano, adottatemi".
Mentre il collettivo di Scienze ha scritto sullo striscione "Tagli,
privatizzazioni, precarietà. Ecco l’università spa".

Il corteo scorre lento verso piazza San Giovanni e quando la testa
raggiunge l’arrivo la coda è ancora in piazza Esedra. Questo al di là
delle cifre dà il senso della grandezza della manifestazione. E da un
capo all’altro le star sono sempre loro: Gelmini, Brunetta, Tremonti.
Berlusconi è quasi dimenticato negli slogan e negli striscioni. Il
ministro della Funzione pubblica è ritratto mentre con una flebo
succhia il sangue agli impiegati pubblici e quando da un camion gli
dedicano "Un giudice" di De Andrè, con allusione alla statura del
ministro, è un boato.

Il clima è tranquillo e sereno, d’altra parte aspettarsi che austeri
professori di greco e latino si potessero trasformare in black bloc
sarebbe stato arduo. E tuttavia qualche momento di tensione c’è stato
quando universitari e studenti medi hanno deciso di andare a trovare la
Gelmini nella sua tana, al ministero della Pubblica Istruzione, fuori
dal percorso programmato. "Siamo stati ieri da Tremonti, se no la
Gelmini ci rimane male", sorride un ragazzo dietro lo striscione di
Roma III. I responsabili dell’ordine pubblico capiscono che non ci sono
pericoli: le facce di quei ragazzi dicono che non sono degli
sfasciatutto e quindi acconsentono al fuori programma.

E così mentre a San Giovanni si comincia a tornare a casa, i più
giovani prolungano la protesta. Nei confronti dei poliziotti e
carabinieri nessuna provocazione solo improbabili inviti a ballare e
slogan per ricordare agli uomini e alle donne in divisa che "anche voi
avete dei figli, stiamo lottando anche per loro". Anche per la ministra
un solo coro: fuori, fuori. "Ci accusano di non voler dialogare – dice
Francesco di Scienze della Sapienza – perché non viene fuori a parlare
con noi?".

La Gelmini non scenderà ma loro non si scompongono: "Andremo avanti
fino a che non sarà ritirata la legge 133. Da domani occupazioni a
oltranza in scuole e università. Oggi è solo l’inizio". Casualmente il
"ce n’est qu’un debut" del ’68. Loro forse nemmeno lo sanno e, per
quanto sono distanti dai movimenti del passato, se lo sanno se ne
fregano.

(17 ottobre 2008)

Che sarebbe stata una manifestazione imponente lo si era capito dalla
prima mattina, nello stupore generale a partire dagli organizzatori.
Alle 9,30 piazza Esedra era già piena. E la cifra comune un po’ a
tutti, tranne ai tanti bambini delle elementari felici per questa
giornata in cui possono fare confusione con l’approvazione di maestre e
genitori, è la preoccupazione. Quella delle maestre in ambasce per il
posto di lavoro che girano con cartelli

 

Alcune news dall’Ansa

 

 

SCIOPERI: CUB, HANNO ADERITO IN 2MLN;500 MILA IN PIAZZA A ROMA

(ANSA) – ROMA, 17 OTT – «In base alle prime stime sull’adesione allo
sciopero generale di oggi, oltre due milioni di lavoratori del settore
pubblico e privato hanno incrociato le braccia e ben 500 mila sono
scesi in piazza a Roma per il corteo nazionale». Sono i dati resi noti
dalla Confederazione unitaria di base (Cub) che ha organizzato la
manifestazione insieme con la Confederazione dei comitati di base
(Cobas) e il Sindacato dei lavoratori intercategoriale (Sdl). Durante
la manifestazione di Roma, la Cub ha registrato -si legge in una nota-
una «significativa partecipazione dal settore della scuola, del
pubblico impiego, dei trasporti, del precariato, dei giovani sfruttati
dai centri commerciali, dei movimenti giovanili e dei movimenti per i
diritti sociali (casa, ambiente, immigrazione)». Per quanto riguarda il
trasporto pubblico locale, secondo la Confederazione «alla Trambus di
Roma si è registrato il 45% di astensione dal lavoro; alla CGT di
Torino il 75%; a Bologna fra il 75 e il 77%; a Venezia l’80% nel centro
e il 40% nell’area extraurbana; a Treviso il 40%».


SCIOPERI: ROMA; CUB, GOVERNO NON HA CONSENSO

(ANSA) – ROMA, 17 OTT – «È questo il miglior sondaggio per scardinare
l’idea che questo governo abbia ancora un largo consenso». Sono queste
le parole di Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della
federazione unitaria di base (Cub), intervenuto alla manifestazione in
corso oggi a Roma. «È ora di imporre al governo – ha concluso Leonardi
– una relazione nuova con una parte fondamentale della società, quella
dei cittadini che vogliono autorappresentarsi non più con Cgil, Cisl e
Uil ma con i sindacati di base».


SCIOPERI: ROMA; DA CORTEO CORI CONTRO GELMINI E BRUNETTA

(ANSA) – ROMA, 17 OTT – Sono i ministri Gelmini e Brunetta, i bersagli
dei cori dei manifestanti che stanno partecipando al corteo organizzato
dai sindacati di base a Roma nel giorno dello sciopero generale.
Studenti universitari, delle scuole superiori e anche qualche
piccolissimo alunno delle scuole elementari: tutti in corteo per dire
no alla riforma Gelmini e alle iniziative del governo in tema di
istruzione. «Oggi termina la nostra occupazione – dicono gli studenti
del liceo romano Mamiani – È stata un’iniziativa simbolica, ma la
nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere».
Cori a tutta voce contro il ministro Gelmini: «Guarda quanti siamo, la
pioggia non ci spegne». Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco.
Trasportano una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in
divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della
Funzione Pubblica Brunetta, intento a succhiare il sangue. «Siamo qui
perchè chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più
dignitosi», dice Giovanni Muccarino coordinatore nazionale dei vigili
del fuoco della Rdb.

 

 

 

 

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