vv | 30 Novembre, 2007 18:41
La manifestazione di sabato scorso è scivolata senza intoppi e con grande partecipazione. Ma ovviamente non deve concludersi lì l'impegno per i diritti delle donne. Una cosa che abbiamo notato riguardante quella manifestazione e che ci ha fatto pensare parecchio è stata la questione separatismo. Non abbiamo scritto su ciò in precedenza perchè poteva essere travisato quello che avremmo scritto. Inoltre tutt'ora non abbiamo le idee così chiare riguardo a questo argomento. Ci pare però interessante riflettere su questo articolo/comunicato apparso su femminismo al sud, che vi riproponiamo qui di seguito.
Riprendo un intervento da QUI (e pubblico sotto l'articolo scritto da Stefano Ciccone su Liberazione e uno dall'intero gruppo di Maschile Plurale su Il Manifesto) per insistere sul tema (mi riferisco ad alcuni interventi contro il separatismo, il "sole donne" imposto per l’iniziativa) che inevitabilmente domina la nostra attenzione in relazione alla manifestazione del 24 novembre. E insisto perchè da più parti si continua a intendere che bisogna "tornare a parlare di contenuti" come se qui si parlasse di qualcosa di diverso o come se appunto pratiche e contenuti potessero essere scindibili.
Così per me non è e so anche che chi mi legge è più che conscio/a del fatto che il tema della violenza contro le donne è una questione che mi preme moltissimo, e mi preme tanto da aver trascorso molto tempo della mia vita a lavorarci su' e a ragionare di leggi e pratiche e a discutere in maniera animata con uomini e donne sempre tenendo ben chiaro quell'obiettivo.
E l'obiettivo è la lotta contro la violenza sulle donne, o "violenza maschile sulle donne" come opporranno le instancabili organizzatrici della manifestazione. Per me l'approccio così formulato è solo uno dei tanti possibili approcci. Il mio è diverso. La manifestazione avrebbe dovuto a mio parere contenerli tutt* (gli approcci). Proprio perchè l'obiettivo è la lotta contro la violenza sulle donne e proprio perchè i progetti, le risorse e le idee in circolazione che si occupano di questo non sono così numerose a tal punto da poter rinunciare ad alcune importanti energie disponibili.
E qui non sto parlando soltanto di gruppi come "Maschile Plurale" che io ad esempio considero importantissimi proprio in funzione di questa battaglia, non parlo neppure dei compagni gay o trans, in parte quasi intimiditi o sollecitati dalle compagne a mostrare reverenziale rispetto per la decisione separatista che non so fino a che punto poi davvero hanno condiviso poichè non ho assistito ad un loro intenso e autonomo dibattito interno sulla questione (ma sotto riporto di un parere chiaro di gay che si dichiarano contro e si svincolano da questo allineamento forzato, denunciando di sentire una chiara discriminazione in questa scelta).
Qui sto proprio parlando di me e del mio modo di intendere una lotta contro la violenza sulle donne. E' vero, io alle assemblee di Roma non sono venuta. Non ho potuto. E' vero: condivido quello che dice il documento e mi piace molto che sia una manifestazione senza cappelli istituzionali, senza bandiere di partito e senza feudatarie del variegato mondo femminista in prima fila, con il coraggio di rifiutare adesioni fasciste. Ma proprio non condivido l'impostazione separatista allargata a tutt*, persino a coloro che non l'hanno mai immaginata e inserita nel proprio taccuino delle strategie politiche.
In questi casi la scelta potrebbe essere quella di starsene a casa. Perchè essere ospiti sgraditi/e non piace a nessuno. Perchè un conflitto posto in maniera pressante proprio nel momento in cui la piazza deve essere assolutamente dedicata ad un problema così devastante come quello sulla violenza alle donne parrebbe non essere per nulla opportuno. Ma è un tema mio, che mi appartiene, e sentirmelo scippare in una richiesta di omologazione che non è solo sulle pratiche ma essenzialmente sui contenuti, poichè i miei vengono banalizzati e annullati dalla voce prevalente, quella separatista, è per me un fatto doloroso e inaccettabile.
I conflitti non possono essere rimossi e quindi la piazza deve appartenere anche a quel conflitto perchè dimostri che vi sia, come ho già detto, una partecipazione critica in coda al corteo, non "allineata", diversa. Perchè penso che questo corteo non può permettersi di perdere pezzi insospettabili, puliti e necessari. Perchè penso che se è vero - come alcune dicono - che un divieto può aver avuto l'insperato e inimmaginabile risultato di stimolare disobbedienze è anche ora di raccoglierne i frutti. Quei conflitti vanno vissuti e portati in piazza e poi agiti in ogni altra sede in un dibattito che deve continuare in maniera serena e positiva come positivo è il fatto che di femminismi ne siano venuti fuori tanti, con idee diverse, con ricchezze irrinunciabili come non accadeva da molto tempo.
E' mio parere che le violenze maschili vengano perpetrate dai maschi. E' mio parere che quegli uomini che si sono messi in discussione e non hanno difficoltà ad accettare questo dato non vanno esclusi da una battaglia che non può comunque criminalizzare o imbrigliare in ruoli imposti le persone solo in funzione di quello che hanno tra le gambe (che poi è esattamente quello che io chiedo non si faccia con me). Io penso che gli uomini in "punizione" che "dovranno" restare a casa non si sentiranno affatto puniti se non si sono mai preoccupati di questo problema e anzi si sentiranno sollevati da questa responsabilità.
Sarà per noi una perdita invece il non potere attraversare in corteo strade e vicoli assieme a quei compagni, non tutti gli "uomini" indiscriminatamente con vessilli di partito pronti a scaricarsi la coscienza solo con una apparente solidarietà ma parliamo dei compagni con cui discutiamo e con i quali ci ostiniamo a sostenere costruttivi conflitti di genere. Quei compagni che sono anche portatori di una visione che ci arricchisce rispetto alla stessa "violenza di genere". Sarà una perdita e anche una sciagurata ambigua rappresentazione di un se' femminile obbligatoriamente riproduttivo, per cio' stesso differente, che comunque si allarga alle trans MTF (Qualcuna chiede: dei trans FTM che ne facciamo?). E' mio parere anche che per coerenza rispetto alla impostazione di battaglia di tipo culturale che lo stesso documento di convocazione richiama, bisogna svincolarsi dal considerare quale unico "persecutore" colui che è stato esecutore materiale del delitto. Quella violenza maschile è veicolata e costruita grazie a molti contesti, non ultimi quelli femminili.
Non basta dunque chiedere alle donne di unirsi in un corteo di "sole donne" per sciogliere questo vincolo di complicità. Anzi un corteo di questo tipo assolve tutte le donne, nessuna esclusa, e non mette in chiaro risalto che la cultura patriarcale è invece perpetuata anche dalla Ministra Bindi che pare essere una donna, o dalla Ministra Livia Turco che chiede l'adozione degli embrioni esigendone lo status di esseri viventi, o dalla Ministra Pollastrini e altre rappresentanti di questo governo che hanno permesso senza opposizioni chiare che si potesse portare avanti un progetto come il pacchetto sicurezza di stampo patriarcale e razzista e altri progetti che infliggevano alle donne il ruolo di mogli e madri forzatamente eterosessuali che solo in quanto tali avrebbero ottenuto riconoscimenti, vantaggi e anche contributi economici palliativi di tipo fascista.
E il tema non è che bisogna restringere il nucleo degli interlocutori istituzionali (Che parlarci senza retrocedere sulle proprie posizioni non fa male). Il tema è, piuttosto, che bisogna mostrare radicalità senza scadere nell'irrigidimento identitario e nei vizi ideologici. Soprattutto se questo irrigidimento lo si gestisce scivolando inesorabilmente verso posizioni arroccate ed esasperate che significano chiusura e non disponibilità al dialogo neppure con le compagne di percorso più vicine. Posizioni che significano imposizione autoritaria e non più richiesta palese e libera del rispetto di una scelta politica, più o meno condivisibile.
Ne hanno scritto le ragazze di Facciamo Breccia di Torino e io mi unisco a loro nel dire che i toni usati in quello che avrebbe potuto essere e che spero possa ancora essere un ricchissimo scambio di idee sono stati fino ad ora tutt'altro che piacevoli. Irrispettosi. E come loro anche a me, e credo anche ad altre, piacerà tornarci su' perchè i meccanismi di partecipazione sono importanti tanto quanto le pratiche e i contenuti. Vanno di pari passo e sono fondamentali.
Nel momento in cui hanno preso a circolare opinioni "non allineate" da qualche parte si è detto anche di dover restare fedeli alle priorità: il corteo è più importante. Ma le opinioni diverse hanno una loro legittimità e a queste va concesso rispetto e spazio. Perciò scrivo. Non mi piacciono i ricatti come non mi sono mai piaciute le imposizioni, le costrizioni, le censure di nessun genere. Perchè le mie priorità parlano di violenze e violazioni, da qualunque parte esse arrivino. Perchè i conflitti vanno agiti ora, adesso, subito (perchè non stiamo in un partito che di per se' è "contenitivo" dei conflitti). Altrimenti, per dirla come la cara Slavina ", per la rivoluzione, aspettiamo la pensione..."
Questo è il "diverso" che gravita in mezzo a noi e fare finta che non esista non aiuterà a fare meglio una lotta contro la violenza sulle donne, specie se questa esclude altre donne che questa lotta, in chiave personale e politica, la fanno da quando sono in fasce. Operare rimozioni del conflitto è come voler rinunciare ad una grande ricchezza che invece va presa, abbracciata e coinvolta. Percio', sempre con amore e grande stima per le donne che stanno lavorando a Roma per la buona riuscita di questa iniziativa, io continuo ad invitare quanti non si sentono compresi nella lotta separatista a unirsi a chi vorrà attuare una partecipazione critica in fondo al corteo tra i gruppi misti.
Ed eccovi il pezzo tratto da un comunicato di GayToday riferito alla scelta separatista:
Noi questa scelta non la condividiamo, in nessun modo. Non
vogliamo mettere in discussione le teorie femministe separatiste, non è questo
il “luogo” ed il modo più opportuno, ma non possiamo tacere la nostra
dissonanza ed il nostro rammarico.
Crediamo e ci impegniamo quotidianamente nella lotta ad ogni forma di
discriminazione, violenta e non, e siamo convinti che l’unica strada
percorribile per ottenere uguaglianza e rispetto dei diritti umani fondamentali
sia quella dell’impegno condiviso attraverso l’integrazione e la partecipazione
di tutte le realtà sociali.
È impossibile per noi pensare che una manifestazione di sensibilizzazione
politica la si faccia escludendo dei soggetti. Diventa ancora più grave
apprendere che questa esclusione è basata su una discriminazione d’identità
sessuale.
Noi di GayToday non ci stiamo ad accettare questa assurda linea politica
secondo la quale la violenza è iscritta nel DNA di ogni essere umano di sesso
maschile.
Con rabbia rifiutiamo questa ideologica generalizzazione e con delusione
constatiamo che la battaglia contro le discriminazioni diventa senza fine se la
si continua a portare avanti con queste teorie anacronistiche e con questi
arroccamenti ideologici.
--->>> Il dibattito continua anche QUI
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separatismo
vi | 16/01/2008, 12:15
ciao a tutt*,
in vista della due giorni di "approfondimento" che si terrà a Roma in febbraio (e dove si discuteranno anche le "pratiche"), vi segnalo questo articolo che spero possa chiarire alcuni equivoci in merito
ciao
v.
http://marginaliavincenzaperilli.blogspot.com/...l