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Il mondo senza la mappa

vv | 11 Marzo, 2008 04:18

F. Ferretti Il mondo senza la mappa, Eliséè Reclus e i geografi anarchici, Zeroincondotta, 2007

 

 


 

 

In quest'ultimo periodo sono diversi i libri usciti per varie case editrici che trattano della figura di Elisée Reclus, geografo e anarchico del XIX secolo. Tutti questi hanno il merito di riscoprire una figura fin troppo abbandonata nel panorama accademico e istituzionale la cui causa probabilmente è da attribuire alla convinta militanza di Reclus. Grande viaggiatore ed attento osservatore dell'azione umana, il geografo francese si ritroverà a percorrere diverse zone della terra, cogliendo con particolare attenzione i rapporti tra uomo-società-ambiente, peculiarità che, alla luce del contesto storico in cui Reclus stesso agisce, lo descrivono come precursore di vari aspetti a noi oggi più familiari. Scorrendo la sua biografia “da militante” (si ricorda, tra gli altri episodi salienti, che Reclus fu arrestato nel 1871 per aver partecipato attivamente alla Commune de Paris e per questo rischiò la deportazione in Nuova Caledonia) si nota come questa incida sulla sua idea di “fare geografia”, una disciplina che deve necessariamente contribuire ad avvicinare gli uomini. La terra è caratterizzata dalla sua unicità, un aspetto totale che non può essere ignorato ed imposto con confini non-naturali e divisioni regionali; un unicum nel quale si rendono vanificati concetti come razza, ingiustizia sociale, diseguaglianza, e dove l'umanità va intesa nel suo insieme proprio perché globale. È questa la geografia sociale che Reclus e i suoi vogliono far passare: una geografia sociale al servizio della società e dell'uomo, che riuscisse a portare in sé messaggi di fratellanza e di solidarietà. Per lungo tempo, poi, la figura di Reclus proprio perché lontana dall'idea di diventare un maestro è stata quella dello studioso solitario e sulle sue: in realtà, proprio grazie allo sforzo di questo libro, si mette in risalto come ci fosse una rete molto ben organizzata di collaboratori che con Reclus discutevano, scrivevano e lasciavano tracce della loro geografia; per lo più personaggi provenienti dalla stessa area militante anarchica e per questo poco rintracciabili dalle biografie istituzionali (Charles Perron) oppure poco conosciuti sotto il profilo geografico (Kropotkin). Il libro di F. Ferretti è molto esaustivo e tenta, in modo accademico, di mettere in luce tutti gli aspetti più importanti della “geografia alla Reclus”, dandone un quadro completo del contesto storico- sociale dell'epoca. Inoltre, fin dal titolo, mette in luce un aspetto importante nei confronti della critica alla cartografia, intesa come espressione del vero e della realtà: il mondo senza la mappa.

 

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