vv | 06 Marzo, 2008 00:01
I negoziati - che per altro finora erano completamente in stallo - si erano interrotti domenica in seguito all'invasione di Gaza e al lancio dell'operazione militare "Inverno caldo". E Abu Mazen chiedeva per riaprire il canale di comunicazione almeno una tregua nei raid sulla Striscia. Tregua che il premier di terl Aviv Olmer non ha nessuna intenzione di concedere in modo negoziale. Neanche quella.
La Rice però è riuscita a sparigliare le carte. Ha addossato la responsabilità della carneficina di palestinesi al movimento Hamas e alla prosecusione del lancio dei razzi Qassam contro il territorio israeliano. È riuscita così a spostare l'attenzione dalla condanna del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon che aveva parlato di «uso sproporzionato della forza». Ha quindi ottenuto il consenso egiziano parlando direttamente con il generale Suleiman, negoziatore del passato governo di unità nazionale. E si dice anche scongelando i 100 milioni di dollari in aiuti destinati all'Egitto che erano stati bloccati dal Congresso per stimolare Il Cairo a fare di più per metter fine al contrabbando di armi verso la Striscia di Gaza. Quindi dalla Casa Bianca Bush ha convinto re Abdullah II di Giordania ad appoggiare la ripresa dei colloqui. Tanto lo ha convinto che il sovrano wahabita si è sbilanciato a dirsi ottimista che l'accordo di pace tra israeliani e palestinesi possa essere siglato entro la fine del 2008, cioè in tempo per essere annoverato tra i successi dell'amministrazione Bush.
Oltre a queste abili mosse di "bastone e carota" della Rice, ci ha pensato l'intelligence americana a piazzare uno scoop affidato al settimanale patinato Vanity Fair: la velina con i costi di un accordo tra i servizi palestinesi fedeli a Fatah, capitanati da Mohammed Dahlan e l'amministrazione Bush per fare la guerra ad Hamas. Costo dell'operazione miliardo e 270 milioni di dollari. In questo modo il germe della zizzania ha impedito un riavvicinamento tra Fatah e Hamas sull'assedio di Gaza.
Puntuale, il giorno dopo lo scoop e con la Rice in via di ritorno, Abu Mazen ha accettato di riannodare le fila del negoziato con Israele. Il presidente dell'Anp che domenica si era fatto ritrarre mentre donava il sangue per i feriti di Gaza, ha detto mercoledì di essere disponibile a riprendere i colloqui. Lo ha annunciato il suo portavoce Nabil Abou Rudeina senza precisare se la condizione della tregua rimane o no. Ma la Rice ha già annunciato che il prossimo incontro della commissione a tre - Israele, Anp e Usa - dovrebbe essere stata già convocato la settimana prossima, forse giovedì.
Naturalmente Dahalan ha smentito di aver ricevuto finanziamenti dagli Usa per abbattere il governo di Hamas. Ma la smentita non ha impedito ad Hamas di denunciare la debolezza di Abu Mazen, dipinto come un burattino di cui Stati Uniti e Israele tirano i fili per raggiungere i propri obiettivi sulla pelle del popolo palestinese.
Dalle carceri israeliane il ministro palestinese per gli Affari dei prigionieri Ashraf al-Agrami, di Hamas, ha sollecitato l'Unione europea ad esercitare serie pressioni economiche sullo Stato ebraico affinché rispetti i diritti umani dei palestinesi, specie per quanto riguarda i prigionieri, il cui numero secondo lui supera i 10 mila. Il ministro di Hamas ha poi espresso stupore per la distinzione operata dalla comunità internazionale fra la situazione dei diritti umani nei Territori occupati da Israele e quella nel resto nel mondo, chiedendo di smettere di trattare Israele come uno Stato al di sopra della legge internazionale.
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