vv | 16 Maggio, 2007 00:32
La notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978 è una data importante per la storia italiana: fu trovato il corpo senza vita di Aldo Moro a Roma. La stessa notte, però, in una zona più periferica e lontana dai fatti politici più importanti viene ucciso un giovane siciliano: Giuseppe Impastato.
Nel ricordo della morte di Peppino a molti anni di distanza sono molte le cose che ci sono rimaste di lui: la sua lotta contro le famiglie mafiose che comandavano il territorio siciliano; la voglia di riscattare i diritti dei più poveri e degli emarginati; l’alzare la testa di fronte ai poteri forti che ci controllano, per non soccombere. Fece sentire la
sua voce grazie ad una radio, una delle numerose radio libere che sorsero in quegli anni: Radio Aut si prendeva gioco dei potenti, faceva nomi e cognomi senza rispettare nessuno.
La vicenda di Peppino rappresenta uno di quei fatti oscuri della vita del nostro Paese, su cui con molta fatica si è cercato di fare luce per trovare i colpevoli dell’omicidio. Grazie alla costante attività della madre Felicia e dei compagni di Peppino, la sua lotta contro il potere mafioso non risulta una battaglia persa e dopo 29 anni siamo ancora qui a ricordare le sue attività….con Peppino sempre nel cuore.
Ricorda con noi: Andrea, compagno di Peppino
Messa in onda: 09 maggio 2007
Colonna sonora: Modena city ramblers/Viva la vida, Muera la muerte!
Siti utili:
Bibliografia minima e non essenziale:
Felicia Bartolotta Impastato, La mafia in casa mia. Intervista a cura di Anna Puglisi e Umberto Santino, La Luna, Palermo 1986, 2000, 2003.
Salvo Vitale, Nel cuore dei coralli. Peppino Impastato, una vita contro la mafia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995, 2002.
Umberto Santino (a cura di), L'assassinio e il depistaggio. Atti relativi all'omicidio di Giuseppe Impastato, Centro Impastato, Palermo 1998.
Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio. Relazione della Commissione parlamentare antimafia presentata da Giovanni Russo Spena, Editori Riuniti, Roma 2001.
Giuseppe Impastato, Lunga è la notte. Poesie, scritti, documenti, a cura di U. Santino, Centro Impastato, Palermo 2002.
Ascolta la trasmissione cliccando qui:
vv | 10 Maggio, 2007 17:37
È il 12 Marzo 1977. A Bologna infuriano le proteste, polizia e studenti l’uno contro l’altro si scontrano per le strade della città all’ombra di carri armati come in una guerriglia urbana. Ci sono spari e lo studente Francesco Lorusso rimane ucciso. I toni si fanno più aspri, la tensione è palpabile e Radio Alice si trova a scontare le accuse di radio sovversiva che incita alle rivolte di piazza nate in città.
La sua idea era legata ad un tipo di informazione libera, creativa, senza schemi né filtri che poteva risultare ingombrante per le tradizionali istituzioni. La risposta pesante fu quella di reprimere e cancellare per sempre le voci libere di Radio Alice, con violenza e ottusità. Dopo lo sgombero, Alice continuò a trasmettere per un breve periodo chiedendo aiuto ad altre emittenti locali, ma l’esperienza si era conclusa nel peggiore dei modi perché molti furono arrestati.
È il 21 Luglio 2001. A Genova è un week-end di proteste e manifestazione, dove sono accorse migliaia di persone da tutto il mondo per fermare gli 8 potenti della terra e impedirgli di continuare lo scempio che compiono per salvaguardare i propri interessi. Nascono forti scontri tra forze dell’ordine e manifestanti e uno di loro viene ucciso da un colpo di pistola. Carlo Giuliani, proprio come Francesco Lorusso 24 anni prima, rimane vittima della prepotenza, della violenza e della repressione. Anche in questa occasione è una radio Libera a farne le spese, nata dall’idea di un gruppo di emittenti che sentono l’esigenza di raccontare la verità di quei giorni, per non permettere ai media di regime di storpiare gli eventi, confondere i buoni e i cattivi.
Proprio come nel 1977, Radio GAP viene presa d’assalto, tutto
il suo materiale disperso, per non far conoscere, per continuare a mentire.
Sono passati 30 anni da Radio Alice, 6 dai fatti di Radio GAP è l’unico metodo che i potenti hanno trovato per nascondere la verità e cancellare la libertà di informazione è quella di reprimere il libero pensiero e le voci sovversive. Stessi modi violenti, stessa paura di essere smascherati.
Ci farà compagnia in questo viaggio Franco Berardi "Bifo", compagno di Radio Alice
Messa in onda: 2 maggio 2007
Colonna sonora: Fabrizio De Andrè/Vol. 8
Siti utili:
Bibliografia minima e non essenziale:
Collettivo A/traverso, Radio Alice, Shake Edizioni
Molti Compagni, Marzo 1977...fatti nostri, NDA Press
Mauro Orrico, Radio Libere, Malatempora Editore
Radio Popolare, Genova/luglio 2001 Cronache, Radio Popolare
Ascolta la trasmissione cliccando qui:
vv | 27 Aprile, 2007 17:57
A cavallo tra il 1989 e il 1990 qualcosa si muove. Una Pantera, nera, fuggita dalle gabbie del perbenismo occidentale, terrorizzava le campagne. Tutti la vedevano, di sfuggita, ma nessuno riusciva a catturarla. Nessuno.
Al grido di “La Pantera siamo noi” gli studenti universitari e successivamente medi occupano, costruiscono, movimentano, per dire no a una scuola che fa schifo.
Tutto parte da Palermo, dove i studenti dell'Università scendono in piazza per manifestare contro la legge Ruberti e lo stato disastroso degli immobili della scuola. In poco tempo il movimento si propaga in tutta Italia, interessando centocinquanta università e decine di migliaia di studenti.
Non volevano una scuola serva del capitale, non volevano una scuola di serie A e una di serie B, non volevano tante cose che purtroppo oggi ancora vengono proposte come la strada giusta.
Ma un movimento così frastagliato e nato dal nulla in così poco tempo inizia ben presto a sfaldarsi, lasciando dietro di se solo il ruggito di una pantera.
Storia e pensieri sul movimento della Pantera.
Ospite: Massimiliano Denaro
Colonna Sonora: Messer Chups/Crazy Price
Siti utili:
Bibliografia purtroppo troppo esigua:
Massimiliano Denaro, Cento Giorni- Cronache del Movimento Studentesco della Pantera ‘90, Navarra Editore
(Se conoscete altri libri su tale argomento o siti che si sono interessati alla cosa fateci sapere)
Per ascoltare clicca qui:
vv | 23 Aprile, 2007 06:53
L'Italia è un Paese che legge molto poco, moltissimi anche tra laureati e diplomati leggono solo un libro all'anno. Più che altro si tratta di pubblicizzare il “caso editoriale” dell'anno che fa vendere alle già ricche case editrici un nome che rimane ancorato ad un titolo che fa incassare svariati migliaia di euro alla novella promessa letteraria del Bel Paese.
In realtà sotto i lustrini del mercato, ci si rivela un panorama meno roseo e a pagare di questo stantìo copione sono le piccole case editrici, coloro che potrebbero apportare un'aria avanguardista.
In Italia le piccole case editrici occupano l'80% del mercato librario e pagano le scelte di una politica che predilige il supermercato del libro alla qualità.
Nel nostro territorio esistono in realtà delle iniziative molto costose e luccicanti che prevedono fiere e incontri con scrittorilettori, ma si teme che queste siano solo finalizzate ad un mercato editoriale che abbraccia e rincorre la pubblicità e non ad accattivarsi un pubblico più interessato.
A fare un po' di luce e per avere una testimonianza diretta ci sarà Angelo Quattrocchi editore e scrittore della Malatempora che subisce insieme a tutte le altre la prepotenza dei soliti nomi editoriali.
Colonna Sonora: Afterohours/Ho paura del buio
Per ascoltare clicca qui:
vv | 12 Aprile, 2007 17:52
Grandi opere: in nome di quale progresso?
Cambia il governo ma la politica rimane la stessa. Le promesse del governo Prodi per accaparrare voti si infrangono di fronte agli interessi dei soliti noti. E le grandi opere tornano a farla da padrone!
L'essenziale è farle. Non ci sono altre possibilità. Ma a cosa servono realmente? A cosa servono rigassificatori e turbogas in una regione dove già attualmente si produce oltre il 25% di energia oltre a quella consumata? A cosa serve una linea ferroviaria dai costi stratosferici e mai definiti che dovrebbe dividere l'Europa in varie zone servite da questi treni velocissimi che portano plastica grezza da Kiev a Lisbona, bottigliette da Lisbona a Milano, acqua da Milano a Palermo, e se ne tornano vuoti da dove erano partiti? Tutto questo senza prendere minimamente in considerazione chi in quelle zone ci vive e cazzo ci vuole campare e morire di vecchiaia.
Nascono presidi come funghi. Come tartufi profumatissimi e preziosi. La mappa si arricchisce settimana dopo settimana di gente che è stanca di essere comandata dall'alto: Civitavecchia, Livorno, Aprilia, Serre, Brindisi, Val di Susa, Venezia, Messina, Reggio Calabria, Ferrara, Firenze, Mugello e si potrebbe continuare ancora. Un presidio in ogni città. Un presidio in ogni campagna. Un presidio in ogni casa. Perchè questa terra è nostra e non di ricchi cocainomani che ci rovinano la vita tanto loro se ne scappano in qualche atollo ancora non contaminato.
Del ponte sullo stretto non si parla più. Comunque svariati milioni di euro sono sfumati per la progettazione. In Val di Susa non passa lo straniero. E lo straniero fa il costruttore e si veste di rosso. Ad Aprilia, città costruita da Mussolini e da tutti considerata socialmente tranquilla, le bollette non si pagano più e la turbogas ha creato un movimento che raccoglie buona parte dei cittadini. E si potrebbe continuare di questo tenore.
Dedichiamo due parti, due ore scarse a questa storia Made in Italy, orgoglio nazionale. Non ne basterebbero il triplo, ma in due si possono dire tante cose. veramente tante.
Messa in onda:
1° Parte 11 aprile 2007
2° Parte 18 aprile 2007
Colonna sonora: Tying Tiffany/Undercover
Bibliografia:
in allestimento
Ascolta la prima parte:
Ascolta la seconda parte:
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