vv | 24 Ottobre, 2008 10:33
Questo autunno si prefissa come pieno di proteste, di lotte, insomma un autunno caldo. Bè, fino ad ora, il clima sembra essere mite, ma politicamente lo sarà?
Rimaniamo perplessi di fronte alle cose che si leggono in questi giorni, movimento studentesco maggiormente partecipato di quello del 68 e del 77; un movimento che durerà a lungo e ha la possibilità di cambiare questa merdaccia di Stato e cose di questo tono. Non per fare i disfattisti ma ci troviamo abbastanza distanti da queste idee.
Non possiamo fare parallelismi con il lungo periodo di lotta tra glia anni 60 e 70, ma riguardo alla Pantera due cose si possono dire. Sicuramente questo movimento è molto più forte e partecipato di quello di un decennio fa; sicuramente è molto meno localizzato in alcune realtà ben precise dell'Italia; sicuramente la forza mostrata alla riapertura della scuola oggi è qualcosa di superiore al passato. Ma ci sono anche affinità che in qualche modo fanno pensare. Come nel 89 oggi il questo movimento è molto poco politicizzato e ad oggi democratico. Per questo le dichiarazioni di Cossiga fanno pensare seriamente a seri problemi psichici, ma dalla nostra parte sono domande che fanno pensare. Sulla democraticità della protesta ci troviamo in qualche modo concordi, visto anche il fatto che forzare la mano vista la situazione politica, ma soprattutto sociale e culturale, sarebbe veramente una catastrofe che farebbe precipitare tutto nella logica del manganello. Ma riguardo all'assenza di basi realmente politiche abbiamo molte paure.
La Pantera si accese in pochissimi giorni, ma purtroppo altrettanto rapidamente si spense dopo pochi mesi, lasciando tutto immutato. Realtà realmente politicizzate stanno sicuramente partecipando a questo movimento, ma sono una strettissima minoranza, e ci sarà da lottare duramente per dare una possibilità sul lungo termine alla lotta: uscire dalla semplice riforma e pensare un po a cambiare la società. Intendiamoci vista la situazione le scuole si stanno dimostrando una realtà tutt'altro che insignificante, ma se pensiamo sempre al pesce piccolo piccolo non avremo nemmeno quello.
Si parla di questa unione tra docenti, precari, studenti. Be' noi proprio questo aspetto lo prenderemmo con le molle (ardenti). Già nel 2005 c'era stato qualcosa di simile, ma poi gli insegnanti hanno saputo scegliere la parte dove stare, e purtroppo non era quella degli studenti. Sia chiaro, sta bene sfruttare ora l'appoggio mediatico che possono dare professori incazzati, ma ricordiamoci sempre che la nostra scuola non è molto spesso quella che vogliono i professori.
In passato si parlava di unione tra studenti e operai, e tranne in rari casi è sempre stato uno scoglio insormontabile. Ma oggi ci chiediamo dove stanno gli operai, e in generale diciamo la classe lavoratrice e i precari? Pochi mesi fa i sindacati hanno tolto la possibilità di una pensione con la riforma, negando perfino quello che era uscito dai luoghi di lavoro. Quale è stata la reazione? Be' praticamente nulla. L'Alitalia manda tutti a casa, creando una società fantasma di cui non si sa praticamente nulla, ma soprattutto non si sa quanto riuscirà ad arrancare prima del prossimo crack. Senza considerare il precariato, diventato la prassi di un attività lavorativa e ormai stabilizzato come nuova realtà sociale. La manifestazione del 17 ha dimostrato che è possibile uscire dalla logica del trittico di primi (Cgil, Cisl, Uil) con annesso sorbetto (Ugl) ma queste fiammate quando si riuscirà a concretizzarle in un fuoco duraturo?
Ma c'è anche un'altra nostra impressione che speriamo sia un errore. Ci sembra ci sia un sostanziale distacco tra i studenti e quel po' di movimento che a stento cerca di resistere. Un distacco che taciuto, ma fa seriamente pensare. Di fronte ad un attacco di fronte alla scuola a 360 gradi non si riesce a creare un fronte compatto e eterogeneo che stravolgi il bel paese? Proprio a tal proposito il 30 ci dovrebbe essere l'exploit decisivo di questa protesta. Perché non lanciare una manifestazione nazionale, invitando tutti a Roma a far capire ai politicanti che se tirano troppo la corda alla fine si spezzerà. Che la lotta può diventare movimento e avere la capacità di proporre una realtà altra al liberismo (statalizzato?) che ci propinano queste onorevoli persone.
Raga' siamo bravi e lo abbiamo dimostrato, ma vediamo al di la della semplice riforma e prendiamo in mano le redini di questa società. Se non richiediamo noi l'impossibile di certo non ce lo regala nessuno.
vv | 19 Ottobre, 2008 17:19
ROMA - "Non pagheremo noi la vostra crisi". Il copyright è degli
universitari ma lo slogan rimbalza di spezzone in spezzone nel
corpaccione del grande corteo in difesa dell’istruzione pubblica che ha
attraversato la città sotto una pioggia scrosciante. Un corteo di
studenti medi e universitari in primo luogo, e poi di professori,
maestri, lavoratori della scuola e genitori. Società civile, insomma,
della quale i Cobas e il sindacalismo di base hanno intercettato
l’urgenza di voler esprimere il proprio no a quella che tutti chiamano
"la distruzione della scuola pubblica". Fuori la politica ufficiale,
fuori i partiti a parte qualche striscione di Rifondazione però
estraneo al centro della protesta. Il corteo dei cinquecentomila, si
capisce subito, non è nato nelle loro sedi, ma nelle scuole elementari,
nelle case dei promotori dei mille comitati genitori che stanno
nascendo in tutta la penisola, nelle facoltà occupate.
Che sarebbe stata una manifestazione imponente lo si era capito dalla
prima mattina, nello stupore generale a partire dagli organizzatori.
Alle 9,30 piazza Esedra era già piena. E la cifra comune un po’ a
tutti, tranne ai tanti bambini delle elementari felici per questa
giornata in cui possono fare confusione con l’approvazione di maestre e
genitori, è la preoccupazione. Quella delle maestre in ambasce per il
posto di lavoro che girano con cartelli fatti in casa con su scritto
"taglia, taglia, il bambino raglia" o che,m orgogliosamente rivendicano
"sono già un maestro unico". I genitori, preoccupati anche loro, perché
già si vedono con i piccoli a casa ad ora di pranzo e costretti a
rivedere tutta l’organizzazione familiare si sono presentati con delle
magliette verdi con su scritto "il futuro dei bambini non fa rima con
Gelmini". I ragazzi dei licei la loro preoccupazione la esprimono in
modo diretto: "Preokkupati per il futuro", scrivono quelli della Rete
degli studenti che danno anche un consiglio alla ministra "i tagli te
li fai ai capelli". I precari della scuola, veramente in tanti, che
temono di aver buttato anni ed anni. Gli universitari che portano in
piazza il loro incubo: la precarietà del futuro. Non a caso il loro
striscione è firmato "studenti precari" e in tanti girano con un
cartello scritto in inglese: "Sono uno studente italiano, adottatemi".
Mentre il collettivo di Scienze ha scritto sullo striscione "Tagli,
privatizzazioni, precarietà. Ecco l’università spa".
Il corteo scorre lento verso piazza San Giovanni e quando la testa
raggiunge l’arrivo la coda è ancora in piazza Esedra. Questo al di là
delle cifre dà il senso della grandezza della manifestazione. E da un
capo all’altro le star sono sempre loro: Gelmini, Brunetta, Tremonti.
Berlusconi è quasi dimenticato negli slogan e negli striscioni. Il
ministro della Funzione pubblica è ritratto mentre con una flebo
succhia il sangue agli impiegati pubblici e quando da un camion gli
dedicano "Un giudice" di De Andrè, con allusione alla statura del
ministro, è un boato.
Il clima è tranquillo e sereno, d’altra parte aspettarsi che austeri
professori di greco e latino si potessero trasformare in black bloc
sarebbe stato arduo. E tuttavia qualche momento di tensione c’è stato
quando universitari e studenti medi hanno deciso di andare a trovare la
Gelmini nella sua tana, al ministero della Pubblica Istruzione, fuori
dal percorso programmato. "Siamo stati ieri da Tremonti, se no la
Gelmini ci rimane male", sorride un ragazzo dietro lo striscione di
Roma III. I responsabili dell’ordine pubblico capiscono che non ci sono
pericoli: le facce di quei ragazzi dicono che non sono degli
sfasciatutto e quindi acconsentono al fuori programma.
E così mentre a San Giovanni si comincia a tornare a casa, i più
giovani prolungano la protesta. Nei confronti dei poliziotti e
carabinieri nessuna provocazione solo improbabili inviti a ballare e
slogan per ricordare agli uomini e alle donne in divisa che "anche voi
avete dei figli, stiamo lottando anche per loro". Anche per la ministra
un solo coro: fuori, fuori. "Ci accusano di non voler dialogare - dice
Francesco di Scienze della Sapienza - perché non viene fuori a parlare
con noi?".
La Gelmini non scenderà ma loro non si scompongono: "Andremo avanti
fino a che non sarà ritirata la legge 133. Da domani occupazioni a
oltranza in scuole e università. Oggi è solo l’inizio". Casualmente il
"ce n’est qu’un debut" del ’68. Loro forse nemmeno lo sanno e, per
quanto sono distanti dai movimenti del passato, se lo sanno se ne
fregano.
(17 ottobre 2008)
Che sarebbe stata una manifestazione imponente lo si era capito dalla
prima mattina, nello stupore generale a partire dagli organizzatori.
Alle 9,30 piazza Esedra era già piena. E la cifra comune un po’ a
tutti, tranne ai tanti bambini delle elementari felici per questa
giornata in cui possono fare confusione con l’approvazione di maestre e
genitori, è la preoccupazione. Quella delle maestre in ambasce per il
posto di lavoro che girano con cartelli
Alcune news dall'Ansa
SCIOPERI: CUB, HANNO ADERITO IN 2MLN;500 MILA IN PIAZZA A ROMA
(ANSA) - ROMA, 17 OTT - «In base alle prime stime sull’adesione allo sciopero generale di oggi, oltre due milioni di lavoratori del settore pubblico e privato hanno incrociato le braccia e ben 500 mila sono scesi in piazza a Roma per il corteo nazionale». Sono i dati resi noti dalla Confederazione unitaria di base (Cub) che ha organizzato la manifestazione insieme con la Confederazione dei comitati di base (Cobas) e il Sindacato dei lavoratori intercategoriale (Sdl). Durante la manifestazione di Roma, la Cub ha registrato -si legge in una nota- una «significativa partecipazione dal settore della scuola, del pubblico impiego, dei trasporti, del precariato, dei giovani sfruttati dai centri commerciali, dei movimenti giovanili e dei movimenti per i diritti sociali (casa, ambiente, immigrazione)». Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, secondo la Confederazione «alla Trambus di Roma si è registrato il 45% di astensione dal lavoro; alla CGT di Torino il 75%; a Bologna fra il 75 e il 77%; a Venezia l’80% nel centro e il 40% nell’area extraurbana; a Treviso il 40%».
SCIOPERI: ROMA; CUB, GOVERNO NON HA CONSENSO
(ANSA) - ROMA, 17 OTT - «È questo il miglior sondaggio per scardinare l’idea che questo governo abbia ancora un largo consenso». Sono queste le parole di Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della federazione unitaria di base (Cub), intervenuto alla manifestazione in corso oggi a Roma. «È ora di imporre al governo - ha concluso Leonardi - una relazione nuova con una parte fondamentale della società, quella dei cittadini che vogliono autorappresentarsi non più con Cgil, Cisl e Uil ma con i sindacati di base».
SCIOPERI: ROMA; DA CORTEO CORI CONTRO GELMINI E BRUNETTA
(ANSA) - ROMA, 17 OTT - Sono i ministri Gelmini e Brunetta, i bersagli dei cori dei manifestanti che stanno partecipando al corteo organizzato dai sindacati di base a Roma nel giorno dello sciopero generale. Studenti universitari, delle scuole superiori e anche qualche piccolissimo alunno delle scuole elementari: tutti in corteo per dire no alla riforma Gelmini e alle iniziative del governo in tema di istruzione. «Oggi termina la nostra occupazione - dicono gli studenti del liceo romano Mamiani - È stata un’iniziativa simbolica, ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere». Cori a tutta voce contro il ministro Gelmini: «Guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne». Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco. Trasportano una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della Funzione Pubblica Brunetta, intento a succhiare il sangue. «Siamo qui perchè chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi», dice Giovanni Muccarino coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb.
vv | 09 Ottobre, 2008 16:50
Ripostiamo questo post riguardante un'iniziativa importante per il futuro della limitrofa regione.
Basta con le devastazioni ambientali - Fermiamo lo scempio del Centro Oli di Ortona
Intervengono Massimiliano D'Attanasio e Luigi Tiberio del Comitato Natura Verde
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