vv | 30 Novembre, 2007 23:58
Guantanamo rimane una zona grigia (ma sarebbe più opportuno parlare di nero pece) degli esportatori di democrazia nel piccolo mondo. Lì nasce un'idea di violenza nei confronti dei detenuti, si può tornare a parlare di tortura come nel medioevo in alcuni casi, e dal'atollo cubano (banco di prova) si esportano nel mondo civilizzato e non. Quindi ci sembrava interessante ripostarvi qui queste interessanti notizie riguardanti proprio la prigione più tristemente famosa del mondo.
Da IndyAbruzzo
Da alcuni giorni a questa parte, grazie a un sito – www.wikileaks.org – e a un cybernauta che ha scovato, postato e reso pubblico questo documento, le tecniche utilizzate a Guantanamo per convincere i detenuti a collaborare durante gli interrogatori sono sotto gli occhi di tutti. E lo rimarranno ancora, dato che la richiesta del Pentagono di censura è stata respinta dal sito.
Quando si dice: un marchio, una garanzia. Sul marchio - la firma in questione è quella di Geoffrey D. Miller - è lecito aspettarsi un po’ di tutto, ma mai niente di buono. Non sorprende, infatti, che in calce al documento destinato ai carcerieri di Guantanamo, ci sia proprio il suo nome. Nominato alla fine del 2002 comandante di una prigione al di sopra di tutte le leggi, costretto alla pensione nel 2006 dopo un’infinità di polemiche sulle variegate torture denunciate da alcuni ex prigionieri, Miller è passato alla storia per i risultati ottenuti ad Abu Ghraib, in Iraq. Risultati ampiamente documentati da foto scandalose, soprattutto per una nazione che si è data il ruolo di guida democratica del mondo. Risultati che a Miller hanno fruttato una medaglia al merito, la Distinguished Service Medal, a testimoniare il suo ruolo di “innovatore”. Del resto, come negare il carattere innovativo di molti dei metodi elencati nelle 238 pagine dirette a Cuba e datate 28 marzo 2003, poco dopo l’inizio della guerra in Iraq? Da alcuni giorni a questa parte, grazie a un sito – wikileaks.org – e a un cybernauta che ha scovato, postato e reso pubblico questo documento, le tecniche utilizzate a Guantanamo per convincere i detenuti a collaborare durante gli interrogatori sono sotto gli occhi di tutti. E lo rimarranno ancora, dato che la richiesta del Pentagono di censura è stata respinta dal sito.
(Continua)
vv | 30 Novembre, 2007 18:45
vv | 30 Novembre, 2007 18:41
La manifestazione di sabato scorso è scivolata senza intoppi e con grande partecipazione. Ma ovviamente non deve concludersi lì l'impegno per i diritti delle donne. Una cosa che abbiamo notato riguardante quella manifestazione e che ci ha fatto pensare parecchio è stata la questione separatismo. Non abbiamo scritto su ciò in precedenza perchè poteva essere travisato quello che avremmo scritto. Inoltre tutt'ora non abbiamo le idee così chiare riguardo a questo argomento. Ci pare però interessante riflettere su questo articolo/comunicato apparso su femminismo al sud, che vi riproponiamo qui di seguito.
Riprendo un intervento da QUI (e pubblico sotto l'articolo scritto da Stefano Ciccone su Liberazione e uno dall'intero gruppo di Maschile Plurale su Il Manifesto) per insistere sul tema (mi riferisco ad alcuni interventi contro il separatismo, il "sole donne" imposto per l’iniziativa) che inevitabilmente domina la nostra attenzione in relazione alla manifestazione del 24 novembre. E insisto perchè da più parti si continua a intendere che bisogna "tornare a parlare di contenuti" come se qui si parlasse di qualcosa di diverso o come se appunto pratiche e contenuti potessero essere scindibili.
Così per me non è e so anche che chi mi legge è più che conscio/a del fatto che il tema della violenza contro le donne è una questione che mi preme moltissimo, e mi preme tanto da aver trascorso molto tempo della mia vita a lavorarci su' e a ragionare di leggi e pratiche e a discutere in maniera animata con uomini e donne sempre tenendo ben chiaro quell'obiettivo.
E l'obiettivo è la lotta contro la violenza sulle donne, o "violenza maschile sulle donne" come opporranno le instancabili organizzatrici della manifestazione. Per me l'approccio così formulato è solo uno dei tanti possibili approcci. Il mio è diverso. La manifestazione avrebbe dovuto a mio parere contenerli tutt* (gli approcci). Proprio perchè l'obiettivo è la lotta contro la violenza sulle donne e proprio perchè i progetti, le risorse e le idee in circolazione che si occupano di questo non sono così numerose a tal punto da poter rinunciare ad alcune importanti energie disponibili.
E qui non sto parlando soltanto di gruppi come "Maschile Plurale" che io ad esempio considero importantissimi proprio in funzione di questa battaglia, non parlo neppure dei compagni gay o trans, in parte quasi intimiditi o sollecitati dalle compagne a mostrare reverenziale rispetto per la decisione separatista che non so fino a che punto poi davvero hanno condiviso poichè non ho assistito ad un loro intenso e autonomo dibattito interno sulla questione (ma sotto riporto di un parere chiaro di gay che si dichiarano contro e si svincolano da questo allineamento forzato, denunciando di sentire una chiara discriminazione in questa scelta).
vv | 29 Novembre, 2007 01:38
L’uomo arrestato ieri perché sospettato di essere l’autore
dell’omicidio di un ragazzo antifascista, ucciso nella Metro di Madrid, è un
soldato dell’esercito spagnolo impiegato nel Regimiento Inmemorial del Rey del
Ejército de Tierra.
Secondo fonti militari citate dall’Europa Press, il presunto omicida è entrato
nell’esercito come soldato professionale lo scorso anno. Si tratta di Josué
Estébanez de la Hija, 24 anni.
L’aggressione, avvenuta domenica notte, contro il 16enne, ucciso a colpi di
arma da taglio, ha coinvolto anche un altro antifascista, pugnalato a un
polmone e ora ricoverato all’ospedale "12 ottobre" della capitale.
Teatro dello scontro, la stazione metropolitana di Lagazpi. La causa,
l’incontro fra un gruppo di neonazisti, che si stavano dirigendo a una
manifestazione in centro, e gli antifascisti, intenzionati a contromanifestare.
A incastrare il neonazista sono state le telecamere di videosorveglianza
dissemiante nella metropolitana. Estébanez, vestito con una camicia marchiata
da un emblema nazista, stava andando all’Usera, dove era stata convocata la
manifestazione del partito di estrema destra Democracia, quando, dalla carrozza
in arrivo alla fermata Lagazpi, ha individuato una trentina di giovani redskin,
di sinistra, in attesa di salire. A questo punto, ha estratto dallo zaino una
lama di 25 centimetri, nascondendola lungo il braccio. La tragedia si è
compiuta quando la metro ha aperto le porte e i ragazzi di sinitra sono
entrati: il soldato ha infilato il coltello nel polmone del 16enne, fino ad
arrivare al cuore.
Al tentativo degli amici di rispondere all’attacco, il 24enne ha cominciato a
sferrare coltellate all’impazzata, ferendo Alejandro Jonatan M. M. di 19 anni.
vv | 23 Novembre, 2007 17:07
Cos'è il Buy nothing day
La giornata mondiale del non acquisto. Iniziativa gioiosa e creativa, nata diversi anni or sono in Nord America, che ha lo scopo di provocare e far pensare rispetto al sistema consumista nel quale viviamo
Il Buy nothing day,
esportato dagli Stati Uniti in molti Paesi del mondo grazie ad
associazioni di attivisti locali, si celebra a fine novembre, alla
vigilia del thanks-giving day, la "giornata del ringraziamento" che negli Usa corrisponde -dal punto di vista consumistico- al nostro Natale.
Quello
che si propone, molto semplicemente, è una moratoria di 24 ore sugli
acquisti. Per un giorno non comprate nulla. Un gesto importante per
sfuggire all'imperativo del consumismo e riappropriarsi di una fetta di
tempo passata a fare shopping.
Che cos'è la giornata del non acquisto
Una giornata
dedicata a tutto tranne che alle compere, per rendere concreto il
dissenso verso il consumismo e la pressione che esercita su tutti gli
aspetti della nostra vita. 24 ore per buttare fuori dal nostro stile di
vita l'immagine della famiglia felice al sapore del "Mulino bianco", le
raccolte punti che soddisfano l'immaginario più che i bisogni delle
casalinghe, i piccoli mostri dei cartoni animati che ipnotizzano le
fantasie dei piccoli e svuotano i portafogli degli adulti. La giornata
del non acquisto è un invito alla sobrietà e a ripensare alla solidarietà e alla gratuità quali componenti attive di un'economia sostenibile.
Perché la giornata del non acquisto
Una piccola idea con
grandi implicazioni. Vorremmo che ognuno trovasse le sue ragioni per
concedersi una giornata di austerità dal consumismo. Il Buy nothing day
commemora le vittime delle politiche orientate alla massimizzazione dei
consumi: dalle popolazioni del Sud del mondo deboli di fronte alla
globalizzazione dei mercati, all'ambiente deturpato da rifiuti e
inquinamento, alla colonizzazione dell'immaginario a opera di
pubblicitari che propongono modelli di vita irrealizzabili per la
maggior parte della popolazione del mondo. La giornata del non acquisto
è un invito a "demarkettizzare" la nostra vita.
A chi è rivolto il messaggio
A tutti coloro che condividono
l'antipatia per l'invadenza del consumismo. Agli aderenti alle
associazioni ambientaliste, terzomondiste, di consumatori, alle
Organizzazioni non governative. Ai media. A tutti i comitati che hanno
lanciato una campagna di boicottaggio all'acquisto di qualsiasi
prodotto o azienda perché la giornata del 24 novembre possa ricordare
tutte le malefatte delle multinazionali, spesso passate sotto silenzio.
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